lunedì 31 marzo 2008

Tema libero


Guardate questa foto scattata sabato notte a Lido e svolgete il seguente tema libero:


"Penso che chi l'ha fatto è..."


A voi la libertà di aggiungere l'aggettivo e se volete anche la vostra motivazione!

giovedì 27 marzo 2008

Fuma marijuana una volta al giorno per un mese intero per vedere l'effetto che fa


Articolo tratto da corriere.it

Paranoia, attacchi di panico, ansia, apatia, aumento di peso e assoluta mancanza di concentrazione anche per fare le cose più semplici. Sono le conseguenze di un «esperimento» messo in atto da Nicky Taylor (nella foto): fumare marijuana una volta al giorno per un mese intero.

Il tutto filmato in un documentario della Bbc. L'inglese, madre di tre figli, si è anche fatta iniettare tetraidrocannabinolo (thc), il principio attivo della marijuana, per vedere gli effetti di una dose massiccia assunta tutta insieme. L'esperimento della Taylor prende spunto da un altro documentario, Super Size Me, in cui l'americano Morgan Spurlock mangiava per un mese intero tre volte al giorno solo da McDonald's con il risultato di ingrassare di undici chili e riportare gravi danni a livello epatico.

SKUNK - Sin dalla prima canna fatta con lo skunk, la variante più potente di cannabis che si fuma oggi, la Taylor ha iniziato ad avere paranoie, paure e incapacità a fare le cose più semplici. «Ero terrorizzata. Subito sono diventata paranoica, con attacchi di panico. A un certo punto avevo il terrore di alzarmi dalla sedia. È stato uno dei momenti peggiori della mia vita», ha detto la donna, non nuova a queste imprese.

Al termine dell'esperimento, la donna - che aveva fumato marijuana l'ultima volta quando era studentessa vent'anni fa - è anche ingrassata, ha registrato apatia e mancanza assoluta di concentrazione. Test condotti a metà dell'esperimento hanno notato livelli di psicosi superiori rispetto agli schizofrenici. Nicky era consapevole del fatto che oggi la marijuana, causa le modifiche genetiche che hanno creato la variante detta skunk, è molto più potente e pericolosa di quella fumata in gioventù: «In quella naturale c'è il 3-5% di thc, nello skunk c'è il 10-15%».

Nel Regno Unito c'è ormai da qualche anno il dibattito sull'opportunità di riconsiderare la depenalizzazione della cannabis: quando fu declassata infatti non era potente come la sostanza che circola oggi.

martedì 25 marzo 2008

Tano Di Maria lascia il Real Avola


AGGIORNAMENTO!
Nel giornale La Sicilia Di Maria ha dichiarato che la goccia che ha fatto traboccare il vaso i disordini innescati a Ferla "da alcuni teppisti"... "E' la legge del branco con i suoi istinti ad avere ancora una volta ragione della maggioranza dei ragazzi puliti".
"La politica non ci è stata vicina nel sostenere gli sforzi per fare andare avanti la squadra"...
E sulla scelta di lasciare conclude: "potrebbe apparire una vigliaccata, ma così non è".
Notizia dell'ultima ora che sta facendo il giro della città:

Il vulcanico presidente della nostra squadra di calcio Tano Di Maria ha ufficializzato le sue dimissioni irrevocabili dalla carica di presidente del Real Avola.

Tra i motivi della rinuncia i gravi espisodi di Ferla e la mancanza di sostegno alla squadra da parte dell'amministrazione comunale.

Di Maria lascia il Real Avola agli ultimi posti della classifica del campionato di prima categoria, con la prospettiva della retrocessione nel caso in cui dovessero andare male anche i play-out.


Maggiori approfondimenti nel corso della serata...

venerdì 21 marzo 2008

Servizio Internet gratis per i giovani


Articolo di Carmen Orvieto pubblicato su La Sicilia del 21 Marzo

Servizio gratuito della sala internet comunale per studenti e famiglie presso il Centro Giovanile Comunale di viale Mattarella. E’ quanto afferma l’assessore alle politiche Giovanili e alla Pubblica Istruzione Corrado Santuccio. Con una circolare inviata a tutti gli istituti di ordine e grado della città, si è data notizia della fruibilità, a titolo gratuito, del servizio accessibile dal lunedì al venerdì, dalle ore 9 alle ore 13, ed il martedì e giovedì pomeriggio, dalle 15 alle 18.

I dati in possesso dell’ufficio Informagiovani, confermano, come nelle ultime settimane si sia registrata una crescita evidente del numero di giovani che hanno usato questo importante servizio.
«Crediamo molto - riferisce l’assessore Santuccio - nelle potenzialità di Internet, poiché con delle semplici operazioni, i nostri giovani possono entrare in contatto con amici di tutto il mondo, possono effettuare delle ricerche scolastiche, ma anche lavorative. Se le presenze continueranno a crescere come prevediamo, il nostro obiettivo sarà quello di garantire l’apertura della sala multimediale tutti i pomeriggi, tramite l’applicazione di un piano organizzativo che sto già valutando con il sindaco Barbagallo».

Il consiglio comunale dello scorso 28 febbraio ha approvato il regolamento del centro giovanile, fissando in modo ufficiale, la composizione ed il funzionamento degli organi interni di rappresentanza e di gestione. L’organo di rappresentanza sarà costituito dagli iscritti, possono aderire liberamente tutti i giovani, purchè abbiano compiuto 14 anni.

«Per molto tempo- conclude l’assessore- i giovani sono stati relegati al ruolo passivo di spettatori, senza avere avuto loa possibilità di assumersi delle responsabilità ed incidere quindi nelle scelte che li riguardano».


Nella foto la sala internet del Centro giovanile tratta dal sito della Consulta giovanile

martedì 18 marzo 2008

Le violenze impunite del lager di Bolzaneto


Sintesi di un articolo di Giuseppe Davanzo pubblicato su repubblica.it


C'era anche un carabiniere "buono", quel giorno. Molti "prigionieri" lo ricordano. "Giovanissimo". Più o meno ventenne, forse "di leva". Altri l'hanno in mente con qualche anno in più. In tre giorni di "sospensione dei diritti umani", ci sono stati dunque al più due uomini compassionevoli a Bolzaneto, tra decine e decine di poliziotti, carabinieri, guardie di custodia, poliziotti carcerari, generali, ufficiali, vicequestori, medici e infermieri dell'amministrazione penitenziaria. Appena poteva, il carabiniere "buono" diceva ai "prigionieri" di abbassare le braccia, di levare la faccia dal muro, di sedersi. Distribuiva la bottiglia dell'acqua, se ne aveva una a disposizione. Il ristoro durava qualche minuto. Il primo ufficiale di passaggio sgridava con durezza il carabiniere tontolone e di buon cuore, e la tortura dei prigionieri riprendeva.

Tortura. Non è una formula impropria o sovrattono. Due anni di processo a Genova hanno documentato - contro i 45 imputati - che cosa è accaduto a Bolzaneto, nella caserma Nino Bixio del reparto mobile della polizia di Stato nei giorni del G8, tra venerdì 20 e domenica 22 luglio 2001, a 55 "fermati" e 252 arrestati. Uomini e donne. Vecchi e giovani. Ragazzi e ragazze. Un minorenne. Di ogni nazionalità e occupazione; spagnoli, greci, francesi, tedeschi, svizzeri, inglesi, neozelandesi, tre statunitensi, un lituano.

[...]

Quel giorno, era venerdì 20 luglio, l'ambiente è diverso e il clima di piombo. Dopo il cancello e l'ampio cortile, i prigionieri sono sospinti verso il corpo di fabbrica che ospita la palestra. Ci sono tre o quattro scalini e un corridoio centrale lungo cinquanta metri. È qui il garage Olimpo. Sul corridoio si aprono tre stanze, una sulla sinistra, due sulla destra, un solo bagno. Si è identificati e fotografati. Si è costretti a firmare un prestampato che attesta di non aver voluto chiamare la famiglia, avvertire un avvocato. O il consolato, se stranieri (agli stranieri non si offre la traduzione del testo).

A una donna, che protesta e non vuole firmare, è mostrata la foto dei figli. Le viene detto: "Allora, non li vuoi vedere tanto presto...". A un'altra che invoca i suoi diritti, le tagliano ciocche di capelli. Anche H. T. chiede l'avvocato. Minacciano di "tagliarle la gola". M. D. si ritrova di fronte un agente della sua città. Le parla in dialetto. Le chiede dove abita. Le dice: "Vengo a trovarti, sai". Poi, si è accompagnati in infermeria dove i medici devono accertare se i detenuti hanno o meno bisogno di cure ospedaliere. In un angolo si è, prima, perquisiti - gli oggetti strappati via a forza, gettati in terra - e denudati dopo. Nudi, si è costretti a fare delle flessioni "per accertare la presenza di oggetti nelle cavità".

[...]

È saltato fuori durante il processo che la polizia penitenziaria ha un gergo per definire le "posizioni vessatorie di stazionamento o di attesa". La "posizione del cigno" - in piedi, gambe divaricate, braccia alzate, faccia al muro - è inflitta nel cortile per ore, nel caldo di quei giorni, nell'attesa di poter entrare "alla matricola". Superati gli scalini dell'atrio, bisogna ancora attendere nelle celle e nella palestra con varianti della "posizione" peggiori, se possibile. In ginocchio contro il muro con i polsi ammanettati con laccetti dietro la schiena o nella "posizione della ballerina", in punta di piedi.

Nelle celle, tutti sono picchiati. Manganellate ai fianchi. Schiaffi alla testa. La testa spinta contro il muro. Tutti sono insultati: alle donne gridato "entro stasera vi scoperemo tutte"; agli uomini, "sei un gay o un comunista?" Altri sono stati costretti a latrare come cani o ragliare come asini; a urlare: "viva il duce", "viva la polizia penitenziaria". C'è chi viene picchiato con stracci bagnati; chi sui genitali con un salame, mentre steso sulla schiena è costretto a tenere le gambe aperte e in alto: G. ne ricaverà un "trauma testicolare". C'è chi subisce lo spruzzo del gas urticante-asfissiante. Chi patisce lo spappolamento della milza. A. D. arriva nello stanzone con una frattura al piede. Non riesce a stare nella "posizione della ballerina". Lo picchiano con manganello. Gli fratturano le costole. Sviene. Quando ritorna in sé e si lamenta, lo minacciano "di rompergli anche l'altro piede". Poi, gli innaffiano il viso con gas urticante mentre gli gridano. "Comunista di merda". C'è chi ricorda un ragazzo poliomielitico che implora gli aguzzini di "non picchiarlo sulla gamba buona". I. M. T. lo arrestano alla Diaz. Gli viene messo in testa un berrettino con una falce e un pene al posto del martello. Ogni volta che prova a toglierselo, lo picchiano. B. B. è in piedi. Gli sbattono la testa contro la grata della finestra. Lo denudano. Gli ordinano di fare dieci flessioni e intanto, mentre lo picchiano ancora, un carabiniere gli grida: "Ti piace il manganello, vuoi provarne uno?". S. D. lo percuotono "con strizzate ai testicoli e colpi ai piedi". A. F. viene schiacciata contro un muro. Le gridano: "Troia, devi fare pompini a tutti", "Ora vi portiamo nei furgoni e vi stupriamo tutte". S. P. viene condotto in un'altra stanza, deserta. Lo costringono a denudarsi. Lo mettono in posizione fetale e, da questa posizione, lo obbligano a fare una trentina di salti mentre due agenti della polizia penitenziaria lo schiaffeggiano. J. H. viene picchiato e insultato con sgambetti e sputi nel corridoio. Alla perquisizione, è costretto a spogliarsi nudo e "a sollevare il pene mostrandolo agli agenti seduti alla scrivania". J. S., lo ustionano con un accendino.

Ogni trasferimento ha la sua "posizione vessatoria di transito", con la testa schiacciata verso il basso, in alcuni casi con la pressione degli agenti sulla testa, o camminando curvi con le mani tese dietro la schiena. Il passaggio nel corridoio è un supplizio, una forca caudina. C'è un doppia fila di divise grigio-verdi e blu. Si viene percossi, minacciati.

In infermeria non va meglio. È in infermeria che avvengono le doppie perquisizioni, una della polizia di Stato, l'altra della polizia penitenziaria. I detenuti sono spogliati. Le donne sono costrette a restare a lungo nude dinanzi a cinque, sei agenti della polizia penitenziaria. Dinanzi a loro, sghignazzanti, si svolgono tutte le operazioni. Umilianti. Ricorda il pubblico ministero: "I piercing venivano rimossi in maniera brutale. Una ragazza è stata costretta a rimuovere il suo piercing vaginale con le mestruazioni dinanzi a quattro, cinque persone". Durante la visita si sprecano le battute offensive, le risate, gli scherni. P. B., operaio di Brescia, lo minacciano di sodomizzazione. Durante la perquisizione gli trovano un preservativo. Gli dicono: "E che te ne fai, tanto i comunisti sono tutti froci". Poi un'agente donna gli si avvicina e gli dice: "È carino però, me lo farei". Le donne, in infermeria, sono costrette a restare nude per un tempo superiore al necessario e obbligate a girare su se stesse per tre o quattro volte. Il peggio avviene nell'unico bagno con cesso alla turca, trasformato in sala di tortura e terrore. La porta del cubicolo è aperta e i prigionieri devono sbrigare i bisogni dinanzi all'accompagnatore. Che sono spesso più d'uno e ne approfittano per "divertirsi" un po'.

Umiliano i malcapitati, le malcapitate. Alcune donne hanno bisogno di assorbenti. Per tutta risposta viene lanciata della carta da giornale appallottolata. M., una donna avanti con gli anni, strappa una maglietta, "arrangiandosi così". A. K. ha una mascella rotta. L'accompagnano in bagno. Mentre è accovacciata, la spingono in terra. E. P. viene percossa nel breve tragitto nel corridoio, dalla cella al bagno, dopo che le hanno chiesto "se è incinta". Nel bagno, la insultano ("troia", "puttana"), le schiacciano la testa nel cesso, le dicono: "Che bel culo che hai", "Ti piace il manganello".

Chi è nello stanzone osserva il ritorno di chi è stato in bagno. Tutti piangono, alcuni hanno ferite che prima non avevano. Molti rinunciano allora a chiedere di poter raggiungere il cesso. Se la fanno sotto, lì, nelle celle, nella palestra. Saranno però picchiati in infermeria perché "puzzano" dinanzi a medici che non muovono un'obiezione. Anche il medico che dirige le operazioni il venerdì è stato "strattonato e spinto".

Il giorno dopo, per farsi riconoscere, arriva con il pantalone della mimetica, la maglietta della polizia penitenziaria, la pistola nella cintura, gli anfibi ai piedi, guanti di pelle nera con cui farà poi il suo lavoro liquidando i prigionieri visitati con "questo è pronto per la gabbia". Nel suo lavoro, come gli altri, non indosserà mai il camice bianco. È il medico che organizza una personale collezione di "trofei" con gli oggetti strappati ai "prigionieri": monili, anelli, orecchini, "indumenti particolari". È il medico che deve curare L. K.

A L. K. hanno spruzzato sul viso del gas urticante. Vomita sangue. Sviene. Rinviene sul lettino con la maschera ad ossigeno. Stanno preparando un'iniezione. Chiede: "Che cos'è?". Il medico risponde: "Non ti fidi di me? E allora vai a morire in cella!". G. A. si stava facendo medicare al San Martino le ferite riportate in via Tolemaide quando lo trasferiscono a Bolzaneto. All'arrivo, lo picchiano contro un muretto. Gli agenti sono adrenalinici. Dicono che c'è un carabiniere morto. Un poliziotto gli prende allora la mano. Ne divarica le dita con due mani. Tira. Tira dai due lati. Gli spacca la mano in due "fino all'osso". G. A. sviene. Rinviene in infermeria. Un medico gli ricuce la mano senza anestesia. G. A. ha molto dolore. Chiede "qualcosa". Gli danno uno straccio da mordere. Il medico gli dice di non urlare.

Per i pubblici ministeri, "i medici erano consapevoli di quanto stava accadendo, erano in grado di valutare la gravità dei fatti e hanno omesso di intervenire pur potendolo fare, hanno permesso che quel trattamento inumano e degradante continuasse in infermeria".

Non c'è ancora un esito per questo processo (arriverà alla vigilia dell'estate). La sentenza definirà le responsabilità personali e le pene per chi sarà condannato. I fatti ricostruiti dal dibattimento, però, non sono più controversi. Sono accertati, documentati, provati. E raccontano che, per tre giorni, la nostra democrazia ha superato quella sempre sottile ma indistruttibile linea di confine che protegge la dignità della persona e i suoi diritti. È un'osservazione che già dovrebbe inquietare se non fosse che - ha ragione Marco Revelli a stupirsene - l'indifferenza dell'opinione pubblica, l'apatia del ceto politico, la noncuranza delle amministrazioni pubbliche che si sono macchiate di quei crimini appaiono, se possibile, ancora più minacciose delle torture di Bolzaneto.

Possono davvero dimenticare - le istituzioni dello Stato, chi le governa, chi ne è governato - che per settantadue ore, in una caserma diventata lager, il corpo e la "dimensione dell'umano" di 307 uomini e donne sono stati sequestrati, umiliati, violentati? Possiamo davvero far finta di niente e tirare avanti senza un fiato, come se i nostri vizi non fossero ciclici e non si ripetessero sempre "con lo stesso cinismo, la medesima indifferenza per l'etica, con l'identica allergia alla coerenza"?

lunedì 17 marzo 2008

Tutti a spasso con il casco


L’85% dei giovani avolesi usa il casco.

A fornire questi dati è il sindaco Antonino Barbagallo il quale ha rilasciato in questi giorni un’intervista al Giornale di Sicilia. Secondo il sindaco l’intensificazione dei controlli da parte dei vigili urbani e la presenza delle forze dell’ordine al Viale Lido ha fatto crescere considerevolmente negli ultimi mesi il numero dei giovani che indossano il casco.

Il sindaco ha anche giudicato un successo l’essere riuscito a porre fine allo storico saliscendi di auto e moto nel fine settimana sottolineando come i ragazzi stanno iniziando ad apprezzare nuovi luoghi di ritrovo come il parco Robinson.

L’obiettivo dichiarato da Barbagallo è di far crescere ancora di più il numero dei motociclisti con il casco e per far ciò verranno intensificati nei prossimi giorni i controlli dei vigili urbani.

Certamente sarà un lavoro difficile e impegnativo visto che ogni anno nel periodo estivo il numero dei giovani che porta il casco cala bruscamente all’aumentare della temperatura.

venerdì 14 marzo 2008

Immaginate una sera al parco Robinson...


Immaginate per un attimo che non viviamo ad Avola ma ad Amesterdam e che vi trovate una sera al parco Robinson...

Potreste benissimo trovarvi di fronte ad una scena a luci rosse, visto che un regolamento messo a punto dagli esperti della polizia olandese - che dovrebbe entrare in vigore dopo l'estate - parla chiaro: appartarsi in un giardino pubblico e lasciarsi andare a libere effusioni, dal petting al rapporto sessuale completo, d'ora in poi non dovrà più essere considerato un comportamento perseguibile, almeno in Olanda.

Gli amanti del sesso nei giardini pubblici dovranno però rispettare alcune semplici regole: rispettare gli orari, appartandosi solo dal tardo pomeriggio in poi; piazzare la coperta lontano dall'area giochi riservata ai bambini; gettare i preservativi e l'eventuale sigaretta negli appositi cestini. La polizia invita dunque tutte le più grandi città d'Olanda - da Rotterdam a L'Aja a Utrecht - a seguire l'esempio di Amsterdam, dove già il libero sesso in alcuni parchi pubblici è permesso. Di fronte a coppie o più persone che si appartano - si legge nella bozza di regolamento inviata alle principali amministrazioni comunali - «i pubblici ufficiali non devono nella maniera più assoluta disturbare le attività, fintanto che non arrechino disturbo agli altri». Azioni «correttive» da parte degli agenti potranno essere prese «solo in presenza di comportamenti offensivi visibili da pubblico passaggio».

Ehi! Ehi! Sveglia!!!! siamo tornati ad Avola...


La notizia è tratta dal Corriere della Sera

martedì 11 marzo 2008

Tre giovani ultras avolesi arrestati

E' notizia di oggi che domenica scorsa sono stati arrestati a Ferla tre giovani ultras avolesi.

Pare che i tre ragazzi siano stati coinvolti in una rissa con un tifoso della squadra locale, finito poi al pronto soccorso.

Chi di voi era presente ci racconti come sono andate veramente le cose.

Noi ci limitiamo per il momento a pubblicare questo bel video che ha come protagonisti tanti giovani tifosi avolesi allegri e festanti.

lunedì 10 marzo 2008

Torneo calcistico di Pasqua


Pubblichiamo la segnalazione inviata alla nostra email da Matteo Inturri
l'ASD Stella Maris IN COLLABORAZIONE CON AICS SIRACUSA, AVIS AVOLA E
con il Patrocinio del
Comune di Avola
Ass.to allo sport
ORGANIZZA

TROFEO della PACE

STADIO COMUNALE
SEMIFINALI: giovedi 13 marzo ore 18,00:
ELETTROSUD-SPORTOWN-D'AMICO
ORE 19,30:
T.IMPIANTI-CAPPUCCINI-TATAWIN

lunedì 17 Marzo 2008 ore 18
FINALE: vincenti triangolari

sabato 22 marzo ore 15 Oratorio Ten.Alfieri
triangolare: Top17 Avola
GS Canicattini Bagni
(Campione nazionale AICS)
AS Tore D'Amico SR
(Campione Prov.le AICS)

TUTTO L'INCASSO SARA'
DEVOLUTO IN BENEFICENZA

LUNEDI'17 MARZO ORE 21 Ristorante "La Rosa Blu" Avola
FESTA DEL CAMPIONATO: GIROPIZZA - PIANOBAR

PREMIAZIONE TROFEO - ELEZIONE TOP17 TUTTI INVITATI - PREMI PER TUTTI I PRESENTI

venerdì 7 marzo 2008

Viva le donne!




Domani, 8 marzo si festeggia in tutto il mondo la festa della donna.

Certamente non mancheranno le mimose, i cioccolatini e chissà quale altro dolce pensiero, così come non mancheranno le occasioni per festeggiare da sole o in compagnia questo giorno speciale.

Fateci sapere come lo passerete o, nel caso in cui leggete questo post con ritardo, come lo avete trascorso e che pensiero avete ricevuto...

mercoledì 5 marzo 2008

Nuovo campionato calcistico "viva l'oratorio"


Articolo di Maria Di Stefano pubblicato su La Sicilia del 5 Marzo

E’ già iniziato il nuovo campionato calcistico amatoriale cittadino primaveraestate dal titolo «Viva l’oratorio». Lo scorso fine settimana sono state 16 le squadre scese in campo nell’oratorio sportivo dedicato al tenente Giuseppe Alfieri Alfieri.

Ad aggiudicarsi i primi tre punti della vittoria sono state le squadre Sportwon, Bar Sporting, Digi Line, F. V. Cappuccini, Metaltubi, Digiovanni, T. C. D’amico e Tecnoimpianti. A zero punti sono rimasti invece Sacro Cuore, Tatawin, Elettrosud, Off. Infantino, Ambienti e Stucchi Center. La Saco, anch’essa a zero punti, deve ancora giocare la prima partita di campionato. Il primo riposo è infatti toccato a questa formazione essendo in tutto 17 le squadre iscritte al nuovo campionato amatoriale.


Per maggiori informazioni e per le foto delle squadre e dei giocatori vi invitiamo a visitare il sito del comitato organizzatore che è anche gemellato con il nostro blog: www.avolasport.tk

martedì 4 marzo 2008

Un 8 marzo originale


Pubblichiamo l'email ricevuta da Corrado Campisi


AVOLA CENTRO GIOVANILE
IN OCCASIONE DELLA GIORNATA DELLA DONNA:
“UN CONCERTO SENZA STREAP”
AGATA LO CERTO
In concerto

Agata Lo Certo: voce e chitarra
Salvo Distefano: chitarre e mandolino
Alessandro Longo: violoncello

Vincitrice nel 2001 del prestigioso Premio della critica del “Giffoni Film Festival 2001, la cantautrice catanese ha fondato nel 2002 una sua band, “Agata & the Ghost Track”. Da questo progetto parte un’intensa attività live che tocca l’intera penisola e che permette ad Agata di far propri molti successi di grandi cantautrici quali Joni Mitchell, Aretha Franklin, Tori Amos, Ani Di Franco, Carol King, Tracy Chapman, Joan Osborne.

“Mutevoli sensazioni,” è il suo album d’esordio - interamente autografo – pubblicato da “Due Parole”, etichetta discografica di Carmen Consoli. Tra rock e melodia, la cantautrice racconta se stessa e la sua personalità poliedrica in sette brani, tenuti insieme da una cornice che costituisce la tematica dell’intero album: l’eterna contraddizione tra il desiderio di osare e quello di rimanere ancorati alle proprie radici. I brani che si susseguono disegnano immagini raffiguranti un continuo incontro-scontro tra l’estenuante ricerca di un nuovo equilibrio ed una “malinconia positiva”, che tiene legati al passato ma non inibisce il desiderio di libertà e di crescita. La produzione artistica è curata da Massimo Roccaforte.

Sul piano musicale i brani seguono una linea in cui l’uso di strumenti elettrici si fonde con quelli acustici, in un’atmosfera che a tratti rievoca i pianoforti di Tori Amos e Carol King, altre volte sfiora sfumature "jazzy" con l’uso di contrabbasso e flauti, ed altre assume toni tipicamente mediterranei con mandolino ed archi.

Tradizione e innovazione anche nelle “cantate” siciliane, in cui l’uso del dialetto traduce l’espressione istintiva e ’intimità del dialogo tutto femminile con le cose del mondo.


Ingresso gratuito

ORGANIZZATO DA: ASSOCIAZIONE MODEM IN COLLABORAZIONE CON ASSOCIAZIONE BACIDIMUSICA E PATROCINATO DALLA PROVINCIA REGIONALE DI SIRACUSA ASSESSORATO ALLA CULTURA

domenica 2 marzo 2008

Un nuovo futuro


Pubblichiamo una sintesi dell'email inviataci dall'assessore alle politiche giovanili Corrado Santuccio

Ciao a tutti,
come qualcuno di voi saprà, giovedì sera il consiglio comunale ha approvato il Regolamento del Centro culturale giovanile di viale Mattarella.

Credo che si tratti di un fatto storico per la nostra città, a cui si è giunti grazie ad una partecipazione straordinaria di giovani, associazioni, consulte e partiti che hanno scritto tutti insieme il regolamento, dando un bellissimo esempio di partecipazione democratica e di cittadinanza attiva.

L'iter è iniziato in piena estate e con un lavoro di buona lena siamo riusciti a concluderlo in tempi record, garantendo la massima partecipazione di tutti. A conferma di ciò, basti pensare che nella stessa seduta è stato approvato il Regolamento del Consiglio comunale dei ragazzi, il cui iter altrettatnto aperto e partecipato, ha avuto inizio nella scorsa legislatura.

Con il testo approvato dal consiglio comunale per la prima volta i giovani avolesi saranno i protagonisti assoluti di una struttura comunale pensata tutta per loro. Infatti, sui sette membri del consiglio direttivo, quattro saranno sempre dei giovani con non più di 29 anni. Questo sancisce una volta per tutte che il centro giovanile sarà la casa di tutti i giovani avolesi, così come mi ero impegnato a fare sin dal mio insediamento.

A breve verranno aperte le iscrizioni al centro e si insedierà la prima assemblea. Il percorso è già tracciato e conduce i nostri giovani verso un nuovo futuro, caratterizzato da una maggiore partecipazione alle decisioni che li riguardano e dallavalorizzazione concreta delle loro idee e dei loro talenti; per questo, offro sin da ora la mia massima disponibilità a collaborare con quanti hanno a cuore la crescita del centro giovanile e della qualità di vita dei giovani avolesi.

...

Aspetto le vostre proposte all'indirizzo assessore.pi@comune.avola.sr.it !

Un caro saluto,
Corrado Santuccio.